L'osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una riduzione della densità minerale ossea (BMD) e da un deterioramento della microarchitettura dell'osso. Questo rende lo scheletro più fragile e più esposto a fratture anche dopo traumi di lieve entità, le cosiddette fratture da fragilità.
È una delle patologie croniche più diffuse al mondo e una delle principali cause di disabilità negli anziani: per questo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la definisce una vera e propria malattia sociale. La sua complicanza più grave non è il dolore, ma la frattura, che può verificarsi anche dopo una semplice caduta da fermo o durante le normali attività quotidiane.
Secondo l'International Osteoporosis Foundation, l'osteoporosi interessa circa 500 milioni di persone nel mondo. In Italia colpisce circa 5 milioni di persone, di cui l'80% circa sono donne in post-menopausa.
Il rischio cresce con l'età, in particolare nelle donne:
circa il 10% a 60 anni
circa il 20% a 70 anni
circa il 40% a 80 anni
oltre il 60% dopo i 90 anni
Anche gli uomini sono coinvolti: dopo i 50 anni, circa 1 uomo su 5 andrà incontro almeno una volta nella vita a una frattura da osteoporosi.
Le fratture più frequenti riguardano vertebre, femore prossimale, polso e omero. Dopo una frattura di femore, i dati sono particolarmente severi: fino al 25% dei pazienti muore entro un anno, circa il 20% perde la capacità di camminare in autonomia e meno della metà recupera il livello funzionale precedente. Numeri che spiegano perché la prevenzione sia molto più efficace della gestione della frattura una volta avvenuta.
Fattori di rischio principali:
donne in post-menopausa
età superiore ai 65 anni
familiarità per osteoporosi
sedentarietà
fumo e consumo elevato di alcol
basso peso corporeo
uso prolungato di cortisonici
alcune patologie endocrine o reumatologiche
Le persone fisicamente attive mostrano in media una densità ossea superiore e un rischio di frattura significativamente più basso rispetto ai sedentari, anche perché una buona forza muscolare e un buon equilibrio riducono il rischio di caduta il principale evento scatenante delle fratture da fragilità.
Le ossa, come molte strutture del nostro corpo, sono vere e proprie opere di ingegneria: pur essendo relativamente leggere, sono in grado di sopportare e distribuire carichi molto elevati. Questa capacità dipende anche dalla loro particolare architettura interna, costituita da una fitta rete di trabecole ossee, sottili strutture che formano una vera e propria impalcatura, orientata per sostenere e distribuire efficacemente i carichi a cui l’osso è sottoposto quotidianamente.
Nell’osteoporosi questa rete diventa progressivamente più sottile, meno connessa e meno resistente: il carico viene quindi distribuito in modo meno efficace e alcune zone possono essere sottoposte a sollecitazioni maggiori. Per questo l’osso diventa più fragile e può andare incontro a frattura anche in seguito a traumi di modesta entità.
Le sedi più frequentemente interessate dalle fratture da fragilità sono:
Vertebre → fratture o cedimenti vertebrali, spesso anche senza un trauma evidente.
Femore prossimale → soprattutto collo del femore e regione trocanterica.
Polso → in particolare l’estremità distale del radio.
Omero prossimale → la parte superiore dell’omero, vicino alla spalla.
L'osso non è una struttura statica: è un tessuto vivo che si rinnova continuamente attraverso il rimodellamento osseo, garantito dal lavoro coordinato di due tipi di cellule. Gli osteoclasti riassorbono l'osso vecchio o danneggiato, mentre gli osteoblasti costruiscono nuovo tessuto. In condizioni normali i due processi restano in equilibrio.
Durante la crescita prevale la formazione, permettendo di raggiungere il picco di massa ossea tra i 20 e i 30 anni. Dopo i 40-50 anni il riassorbimento inizia a superare lentamente la formazione, con una perdita fisiologica di massa ossea che accelera nelle donne dopo la menopausa a causa del calo degli estrogeni.
L'osso si rinforza quando viene utilizzato.
Questo principio è noto come Legge di Wolff: lo scheletro modifica continuamente la propria struttura in risposta ai carichi meccanici ricevuti.
Camminando, saltando, correndo o sollevando un peso, l'osso si deforma di pochi micron. Questa minima deformazione viene percepita dagli osteociti, le cellule "sensore" dell'osso, che trasformano lo stimolo meccanico in segnali biologici attraverso un processo chiamato meccanotrasduzione, attivando gli osteoblasti e favorendo la formazione di nuovo tessuto.
Le forze più efficaci nello stimolare l'osso sono principalmente due:
la compressione, generata camminando, salendo le scale, correndo, saltando, con squat, affondi e trasporto di pesi
la trazione, prodotta dalla contrazione muscolare che tira sui tendini inseriti sull'osso, motivo per cui gli esercizi di forza sono tra i più efficaci contro l'osteoporosi
Quando compressione e trazione agiscono insieme si genera il bending (flessione dell'osso), uno degli stimoli osteogenici più potenti.
Esistono anche forze di taglio e torsione, presenti nei normali movimenti del corpo, ma quando diventano eccessive, soprattutto in un osso già osteoporotico,aumentano il rischio di frattura invece di favorire un adattamento positivo.
L'osso si abitua rapidamente agli stimoli ripetuti: per questo un esercizio sempre uguale, nel tempo, diventa meno efficace. Gli studi di meccanobiologia e adattamento osseo mostrano che l'osso risponde meglio a carichi dinamici, che variano nel tempo e intervallati da un adeguato recupero, spesso bastano pochi minuti di esercizi ben eseguiti per ottenere uno stimolo efficace.
L'osteoporosi è una malattia silenziosa: nella maggior parte dei casi non dà sintomi fino alla prima frattura. In presenza di fattori di rischio è quindi importante parlarne con il proprio medico.
L'esame di riferimento è la MOC (DEXA), rapido, indolore e a bassissima dose di radiazioni, che misura la densità minerale ossea. La classificazione OMS si basa sul T-score:
La radiografia tradizionale può mostrare segni di riduzione della densità ossea o evidenziare fratture vertebrali, ma da sola non basta per la diagnosi.
Il trattamento combina più strategie in parallelo. Quando indicato, il medico può prescrivere farmaci che rallentano il riassorbimento osseo, come i bifosfonati, o ne stimolano la formazione, come la teriparatide. Accanto alla terapia farmacologica, è essenziale intervenire sullo stile di vita:
svolgere attività fisica regolare
assumere adeguate quantità di calcio e vitamina D
mantenere un peso corporeo adeguato
smettere di fumare
limitare il consumo di alcol
ridurre la sedentarietà
Nessun farmaco può sostituire completamente gli effetti del movimento sulla qualità dell'osso
L'esercizio fisico è uno degli strumenti più efficaci nella prevenzione e nella gestione dell'osteoporosi. Un allenamento regolare permette di:
rallentare la perdita di massa ossea
migliorare forza e massa muscolare
aumentare equilibrio e coordinazione
ridurre il rischio di cadute
diminuire il rischio di fratture
migliorare autonomia e qualità della vita
Le linee guida internazionali raccomandano una combinazione di esercizi di forza, attività con carico (weight-bearing), esercizi di equilibrio e allenamento funzionale.
Molte persone, dopo una diagnosi di osteoporosi, evitano il movimento per paura di rompersi un osso. In realtà è vero il contrario: l'osso ha bisogno di essere caricato, ma nel modo corretto.
Il fisioterapista valuta il rischio individuale, la presenza di eventuali fratture pregresse, la forza, l'equilibrio, la mobilità e il livello di autonomia, costruendo un programma progressivo e personalizzato. L'obiettivo non è solo aumentare lo stimolo osteogenico, ma anche ridurre il rischio di caduta e permettere alla persona di tornare a muoversi con sicurezza.
La fisioterapia svolge quindi un duplice ruolo. Da un lato aiuta nella gestione dei carichi, cioè nella scelta e nella progressione corretta delle attività fisiche e degli esercizi, in base al rischio di frattura e alla storia clinica della persona. Dall'altro ha un ruolo altrettanto importante nella valutazione e nell'allenamento dell'equilibrio: la maggior parte delle fratture associate all'osteoporosi non deriva infatti da un carico eccessivo sull'osso, ma da un trauma da caduta. Lavorare su stabilità, coordinazione e reazioni posturali è quindi uno degli interventi più efficaci per ridurre concretamente il rischio di frattura, insieme al rinforzo osseo e muscolare
Livello base: camminata veloce, scale, nordic walking, esercizi di equilibrio
Livello intermedio: esercizi di forza con elastici, pesi liberi, macchine isotoniche, squat, affondi, step-up, trasporto di carichi
Livello avanzato (dopo una valutazione approfondita): piccoli salti, balzi controllati, skip, cambi di direzione, --> tra gli stimoli più efficaci per l'osso
Non esiste un esercizio valido per tutti: età, densità ossea, eventuali fratture pregresse, livello di allenamento e altre patologie vanno sempre considerati nella scelta degli esercizi. Per questo il programma dovrebbe essere costruito e adattato progressivamente da un fisioterapista, per ottenere il massimo beneficio riducendo al minimo il rischio di infortunio.
L'osteoporosi fa male?
Di per sé no: è una malattia silenziosa, spesso priva di sintomi fino alla comparsa di una frattura da fragilità.
Qual è la differenza tra osteoporosi e osteopenia?
L'osteopenia è una condizione intermedia, di severità inferiore rispetto all'osteoporosi.
Una persona con osteopania non obbligatoriamente svilupperà osteoporosi.
Si può fare sport con l'osteoporosi?
Sì, ed è anzi consigliato: l'attività fisica, se ben programmata e progressiva, è uno degli strumenti più efficaci per mantenere la densità ossea e ridurre il rischio di fratture.
Quali esercizi sono da evitare con l'osteoporosi grave?
Vanno gestiti con cautela i movimenti di flessione e rotazione della colonna sotto carico, i piegamenti bruschi e il sollevamento di pesi non adeguatamente progressivo, che possono generare eccessive forze compressive sulla colonna. Inoltre sono sconsigliate tutte le attività sportive che comportano il rischio di caduta e traumi
L'osteoporosi non significa avere ossa "troppo fragili per muoversi": al contrario, il movimento è uno dei principali strumenti per mantenerle forti.
Affinché le ossa si rimodellino e si rinforzino hanno bisogno di un carico meccanico adeguato, che spesso il solo peso corporeo o l'uso di elastici non basta a fornire. Il carico, inoltre, non deve essere solo statico ma anche dinamico: per questo sono altrettanto importanti le attività e gli esercizi più dinamici. Per gestire correttamente entrambe le componenti, chi ha poca esperienza ha bisogno di una figura professionale che lo guidi, aiutandolo a intraprendere il percorso più corretto e sicuro per le proprie caratteristiche.
Un programma di esercizi personalizzato, progressivo e basato sulle evidenze scientifiche, costruito insieme a un fisioterapista, permette di migliorare forza, equilibrio e autonomia, riducendo concretamente il rischio di fratture presenti e future.
Qui sotto trovi una tabella indicativa, con le attività consigliate e sconsigliate a seconda della difficoltà e pericolosità della stessa:
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