Se dovessero darti una medicina che riduce il rischio di infarto, rallenta l'osteoporosi, aiuta con l'ansia e ti fa sentire più energico, la prenderesti tutti i giorni. Ecco, questo "farmaco" esiste già, e non serve la ricetta: è il movimento.
Non è un modo di dire. Da anni medici e fisioterapisti di tutto il mondo trattano l'attività fisica esattamente come una terapia, al punto che oggi, in tante visite mediche, ti viene chiesto quanto ti muovi con la stessa naturalezza con cui ti misurano la pressione.
L'attività fisica non serve soltanto a mantenersi in forma o a praticare sport. Muoversi regolarmente rappresenta uno degli strumenti più efficaci per mantenere la salute, prevenire numerose patologie e preservare nel tempo forza, autonomia e qualità di vita.
Al contrario, trascorrere gran parte della giornata seduti o sdraiati, soprattutto quando associato a bassi livelli di attività fisica, è associato a un aumento del rischio di mortalità, malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e altri problemi di salute.
Questo non significa necessariamente dover diventare sportivi: anche piccole quantità di movimento sono meglio dell'inattività e i benefici aumentano progressivamente con l'aumentare dell'attività fisica. L'importanza del movimento accompagna tutta la vita. Nell'infanzia contribuisce allo sviluppo motorio e cognitivo; nell'età adulta aiuta a mantenere capacità fisiche e metaboliche; con l'avanzare dell'età diventa particolarmente importante per preservare forza, equilibrio, autonomia e qualità della vita.
Durante l'età adulta l'attività fisica contribuisce al mantenimento della salute cardiovascolare e metabolica, della forza muscolare, della composizione corporea e della capacità funzionale.
L'attività fisica regolare è associata a una riduzione del rischio di mortalità generale e cardiovascolare, ipertensione, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2, con evidenze particolarmente solide per questi esiti.
Anche l'allenamento di forza ha un ruolo importante. Utilizzare pesi, elastici, macchine o il proprio peso corporeo permette di mantenere e sviluppare forza e massa muscolare, elementi fondamentali per la salute e per la capacità di affrontare le attività quotidiane. L'attività fisica può inoltre contribuire al benessere psicologico e alla salute cognitiva e rappresenta una componente importante nella prevenzione e nella gestione di numerose condizioni croniche.
Per questo motivo non dovrebbe essere considerata soltanto come un'attività da svolgere nel tempo libero, ma come una vera e propria componente dello stile di vita.
Con l'invecchiamento si verificano progressivamente modificazioni a livello muscolare, osseo, cardiovascolare e neurologico. Tuttavia, il modo in cui queste modificazioni si manifestano varia enormemente da persona a persona.
L'età cronologica, infatti, non determina da sola il livello di capacità fisica di una persona anziana. Due persone della stessa età possono avere livelli molto diversi di forza, equilibrio, capacità di camminare e autonomia.
Per questo motivo, uno degli obiettivi principali dell'attività fisica nella terza età non è necessariamente "ringiovanire", ma mantenere il più a lungo possibile le capacità necessarie per vivere in autonomia.
Uno stile di vita attivo contribuisce a preservare forza, mobilità e capacità funzionale e può ritardare la perdita di indipendenza e la necessità di assistenza a lungo termine.
Quando si parla di salute, si pensa quasi sempre alla morte. Ma la salute non è solo una questione di quanto si vive: è anche una questione di come si vive.
I DALYs, Disability-Adjusted Life Years, che in italiano diventano "anni di vita persi per morte prematura o vissuti in condizioni di salute non ottimale", sono la misura che l'OMS utilizza per quantificare esattamente questo:
non solo gli anni che una malattia toglie, ma anche quelli che ruba in qualità, autonomia, e presenza nella propria vita.
Un DALY equivale a un anno di vita sana perduto. La formula combina due componenti: gli anni persi per morte prematura, e gli anni vissuti con una disabilità o limitazione, pesati in base alla gravità della condizione.
Un esempio pratico: Ictus a 62 anni, morte a 72: dieci anni vissuti con conseguenze, poi il decesso.
YLD (anni vissuti con disabilità) = 10 anni × 0,08 (peso di un ictus con conseguenze moderate) ≈ 0,8 anni
YLL (anni di vita persi per la morte prematura) = aspettativa di vita residua a 72 anni ≈ 16 anni
DALY totale = 16 + 0,8 ≈ 16,8 anni di vita sana persi
Da studi sulla popolazione generale si evince che una persona comune, oggi, può aspettarsi di vivere in media circa 9-10 anni della propria vita con qualche forma di malattia, disabilità o limitazione funzionale
Un esempio concreto. Tuo figlio si laurea e vuoi essere lì per goderti quel momento con lui. Da qualche tempo, però, hai iniziato a far fatica a camminare, ti stanchi facilmente e ti senti insicuro perché talvolta perdi l'equilibrio. Alla fine riesci comunque ad andare alla cerimonia, ma devi sederti spesso, evitare di accompagnare la famiglia nei momenti successivi e non riesci a vivere la giornata con la stessa libertà di prima. Non è una tragedia e non significa che tu non possa continuare a fare le cose che ami. Ma una parte della tua capacità di vivere pienamente quella giornata è stata limitata dalla tua condizione. Questo è, in parte, ciò che i DALY cercano di quantificare: non soltanto gli anni di vita persi, ma anche gli anni vissuti con una malattia o una disabilità che riduce la salute e la capacità di partecipare alla vita quotidiana.
NO
Un punto che spesso non viene considerato è questo: molte delle condizioni che contribuiscono maggiormente ai DALYs non sono necessariamente malattie rare o inevitabili. Sono condizioni croniche, muscoloscheletriche, neurologiche e metaboliche nelle quali l'attività fisica, l'esercizio terapeutico e la fisioterapia possono avere un ruolo concreto nel mantenere o recuperare la funzione.
Ecco una lista delle condizioni che maggiormente influiscono sui DALYs:
Mal di schiena e dolore al collo:
tra le prime cause di disabilità al mondo, responsabili di centinaia di milioni di DALYs ogni anno. L'esercizio terapeutico è il trattamento con il maggiore supporto scientifico.
Artrosi:
colpisce oltre 500 milioni di persone globalmente. L'attività fisica adattata riduce il dolore, migliora la funzione e rallenta il decorso.
Depressione e ansia:
tra le condizioni con il maggiore peso in termini di YLDs (anni vissuti con disabilità). L'esercizio fisico ha effetti clinicamente documentati paragonabili alla farmacoterapia nei casi lievi-moderati.
Ictus cerebrale:
la riabilitazione fisioterapica post-ictus è il fattore che più determina il recupero funzionale e l'autonomia a lungo termine.
Malattie cardiovascolari:
l'esercizio fisico strutturato riduce la mortalità, migliora la prognosi e riduce il rischio di reospedalizzazione.
Diabete di tipo 2:
il resistance training migliora il controllo glicemico in modo clinicamente rilevante, riducendo il carico farmacologico e le complicanze a lungo termine.
Sarcopenia e debolezza:
tra le principali cause di disabilità negli anziani. L'esercizio di resistenza è lo strumento più efficace per prevenirla e rallentarla.
Osteoporosi e fratture da fragilità:
le fratture dell'anca sono tra gli eventi con maggiore impatto su mortalità e perdita di autonomia. L'esercizio in carico e il lavoro sull'equilibrio riducono sia la fragilità ossea che il rischio di caduta.
BPCO e patologie respiratorie croniche:
la riabilitazione respiratoria migliora la capacità funzionale, riduce le riacutizzazioni e migliora la qualità della vita.
Sclerosi multipla e altre patologie neurologiche croniche:
la fisioterapia e l'esercizio specifico rallentano il declino funzionale, migliorano l'equilibrio e riducono la fatica che è uno dei sintomi più invalidanti e più trascurati.
La fisioterapia non guarisce queste condizioni. Ma riduce anni di vita persi per morte prematura o vissuti in condizioni di salute non ottimale, e questo, in termini di vita vissuta davvero, conta moltissimo.
Le raccomandazioni generali per gli adulti indicano circa 150-300 minuti alla settimana di attività aerobica a intensità moderata oppure 75-150 minuti di attività vigorosa, associando esercizi di rinforzo muscolare almeno due giorni alla settimana.
Non è però necessario iniziare immediatamente da questi livelli: per una persona sedentaria, anziana o con una condizione clinica, anche aumentare progressivamente il movimento quotidiano rappresenta un passo importante.
Inoltre, non è indispensabile concentrare tutta l'attività in sessioni lunghe. Le evidenze mostrano benefici anche quando il movimento viene accumulato attraverso periodi relativamente brevi durante la giornata, ma dipende sempre da qual'è l'obiettivo finale.
Il messaggio più importante è quindi semplice: fare qualcosa è meglio che non fare nulla, e aumentare progressivamente l'attività permette generalmente di ottenere benefici maggiori.
Uno degli errori più comuni è pensare che "attività fisica" significhi semplicemente andare a correre o fare palestra.
Esistono diverse componenti dell'attività fisica, ognuna con effetti specifici.
L'attività aerobica, come camminare a passo sostenuto, andare in bicicletta o nuotare, è particolarmente importante per la salute cardiovascolare e metabolica.
L'allenamento di forza è fondamentale per mantenere forza e massa muscolare e assume un'importanza particolare nella prevenzione della sarcopenia e della fragilità.
Gli esercizi di equilibrio e coordinazione diventano invece particolarmente importanti quando aumenta il rischio di caduta.
Gli esercizi funzionali permettono di allenare direttamente movimenti che utilizziamo nella vita quotidiana, come alzarsi da una sedia, salire le scale, camminare o raccogliere un oggetto da terra.
la combinazione di diverse forme di esercizio è generalmente più completa rispetto alla pratica esclusiva di una sola attività.
Le cadute rappresentano uno degli eventi più importanti che possono compromettere l'autonomia della persona anziana.
Il rischio di cadere aumenta con l'età e può essere influenzato da numerosi fattori: riduzione della forza muscolare, alterazioni dell'equilibrio, ridotta capacità di camminare, problemi visivi, farmaci, condizioni ambientali e precedenti cadute.
La prevenzione delle cadute non dovrebbe quindi basarsi soltanto sul consiglio di "fare attenzione", ma prevedere un intervento mirato sui diversi fattori di rischio.
L'esercizio fisico rappresenta uno degli strumenti principali. In particolare, nei soggetti anziani a rischio sono importanti esercizi che combinano forza, equilibrio, capacità funzionale e cammino.
Esercizi come alzarsi e sedersi da una sedia, squat adattati, camminare in diverse direzioni, mantenere l'equilibrio su basi di appoggio differenti e svolgere esercizi di rinforzo degli arti inferiori possono essere integrati in un programma personalizzato.
L'attività aerobica rimane importante per la salute generale, ma da sola non è sufficiente per affrontare tutti i fattori che contribuiscono al rischio di caduta.
L'attività fisica può avere un ruolo sia nella prevenzione sia nella gestione di numerose condizioni.
Le evidenze più solide riguardano la mortalità generale, le malattie cardiovascolari, l'ipertensione e il diabete di tipo 2.
Ma i possibili benefici riguardano anche molte altre condizioni.
Nelle persone con malattie cardiovascolari, programmi di esercizio adeguatamente strutturati possono contribuire a migliorare capacità fisica, qualità della vita e prognosi.
Nelle persone con scompenso cardiaco, l'esercizio può ridurre il rischio di ospedalizzazione e migliorare la qualità della vita quando adeguatamente prescritto e monitorato.
Nelle persone con tumore, l'attività fisica e l'allenamento di forza possono avere un ruolo importante soprattutto nella gestione della fatica correlata alla malattia e ai trattamenti.
Anche nell'osteoporosi l'esercizio rappresenta una componente fondamentale della gestione della patologia, contribuendo al mantenimento della capacità muscolare, della funzionalità e, attraverso adeguati stimoli meccanici, della salute dello scheletro.
L'attività fisica può inoltre essere utilizzata come parte dell'approccio alla gestione del dolore muscoloscheletrico, della sarcopenia e della fragilità.
È importante però distinguere tra attività fisica come strumento di prevenzione nella popolazione generale e esercizio terapeutico in presenza di una patologia: nel secondo caso il programma deve essere adattato alle caratteristiche e alle limitazioni della persona.
Il rapporto tra attività fisica e salute non riguarda soltanto il corpo.
L'attività fisica può contribuire al benessere psicologico ed è associata a una riduzione dei sintomi di depressione e ansia.
Anche la funzione cognitiva può beneficiare del movimento. Questo aspetto assume particolare importanza durante l'invecchiamento, quando mantenere un adeguato livello di attività può contribuire a preservare alcune capacità cognitive e funzionali.
Il movimento, quindi, non dovrebbe essere considerato semplicemente come uno strumento per "bruciare calorie", ma come uno stimolo che coinvolge contemporaneamente sistemi muscolari, cardiovascolari, nervosi e metabolici.
Non esiste un'età in cui sia troppo presto per iniziare a prendersi cura del proprio corpo e non esiste un'età in cui sia troppo tardi per diventare più attivi.
Ridurre la sedentarietà è importante, ma non basta semplicemente stare meno seduti: bisogna anche cercare di aumentare progressivamente la propria attività fisica. Le evidenze mostrano infatti che il livello di attività fisica rimane uno dei principali determinanti del rischio di salute a lungo termine.
E NON E' NECESSARIO FARE TUTTO DA SOLI
Se non sai da dove iniziare, se hai dolore, una patologia, hai perso forza, hai avuto delle cadute o hai difficoltà a svolgere attività che prima riuscivi a fare normalmente, una valutazione fisioterapica può aiutarti a comprendere le tue capacità attuali e a costruire un programma di esercizio progressivo, sicuro e adatto alle tue caratteristiche e ai tuoi obiettivi.
L'obiettivo non è semplicemente fare esercizio. È diventare e rimanere il più possibile capaci di muoversi.